STENIO

 Azione storico-drammatica Termitana.

 

PERSONAGGI: Stenio, Giovani patrizi Termitani, Popolo di Terme.

 

Premessa.

La guerra civile scoppiata in Italia intorno all'anno 90 a.C. fra Lucio Cornelio Silla e Caio Mario, volge all'epilogo.

Gneo Pompeo Magno, avuto dal suocero Silla il compito di domare la Sicilia, datasi a Mario, si appresta ad invaderla dal mare.

 

FORO DI TERME - Anno 82 a.C.

STENIO

Popolo di Terme! Eletto popolo a me tanto caro! Gli dei che fin ora hanno sorretto la nostra lotta, ora ci volgon la terga un grande mortale pericolo incombe su Terme, su noi! E' giunta nuova che una grande flotta con sei agguerrite legioni romane ha fatto vela da capo Miseno e dirige su Messana Lucio Cornelio Silla, vittorioso ormai in Italia, vuol domare la Sicilia che tutta ha parteggiato per Mario. Ha affidato il supremo comando dell'armata poderosa al marito della figlia Emilia, al genero Gneo  Pompeo. Questi è ricco, ambizioso geniale. Benché appena ventenne, freme far mostra al mondo ed ai romani, del proprio valore, in Sicilia vuol cingere un serto di gloria. A nulla vale ahimè, sperare in soccorsi. Il valoroso Cornelio Cinna, che ci guida dopo la morte di Mario, è lontano. Sui campi d'Italia combatte con scarsa fortuna e pochi seguaci le trionfanti legioni di Silla.

Che fare?   Affrontare il più forte nemico e certo perire con Terme? Ma se la morte può essere cara a colui che vinto tutto ha perduto, lo è forse  a tanti baldi e forti giovanetti che sui campi di Terme amano emularsi in giuochi virili e dar contezza della loro perizia? A tante virginee fanciulle che sognano cingere il serto d'Imene? A tanti bimbi di Terme dalle gote purpuree, che ora si affacciano alla vita? O aprire le porte a Pompeo e sperare nel suo perdono? Ha fama di essere magnanimo con chi, nell'avversa fortuna, rinuncia all'offesa ed invocando il suo nome, fiducioso si rende. Sii tu o popolo di Terme a decidere del tuo destino. Che gli dei tanto onoriamo ci sorreggano in questo'ora funesta!

 

   I° Giovane P.

Tu, o Stenio, della stirpe di Terme certo il più degno! Tu, integerrimo saggio cui sempre furono sacri l'onore e la parola data! Tu, il più amamto ed ascoltato fra noi! Tu, che con sagge e suadenti parole ci esortasti a parteggiare per Mario e per l'umana sua causa, Tu, o Stenio ci esorti alla resa. Deporre la spada e fidare in Pompeo! Fidare nel duce romano! Egli è giovane, smanioso di vittorie, di conquiste, lo hai or detto tu o Stenio, è perché proprio con Terme dovrebbe rinunciare al tremendo potere conquistato sui campi di lotta con la vittoria?

  

II° Giovane P.

E perché mai o Stenio, moltitudini di armati stanno seguendo Pompeo in Sicilia? Ad esercitare forse la Pietà ed il perdono? O a far prede, a saccheggiare, a rubare, poiché tutto ciò è la loro mercede? I templi che abbondano degli ori preziosi che la pietà dei cittadini consacra agli dei, i sacri civici palazzi, la casa tua stessa, o Stenio, la più bella di Terme, che arte, ingegno hanno resa famosa, da non temere il confronto con le case più illustri della stessa Roma, saranno forse risparmiati? No, o Stenio, è follia fidare nel nemico tanto più quanto la vittoria è ad esso vicina.

  

III° Giovane P.

E per il nostro popolo o Stenio, chi ci garantisce della lealtà di Pompeo? Quanti, e ne son piene le storie, fidando nel patto di resa, di avere salva la vita, non sono stati poi sgozzati come buoi o pecore sull'are sacrificali? Che scempio del popolo di Terme! Qual tremendo fato!

  

  Giovani Patrizi

O Stenio, comanadaci di cingere il ferro e lo scudo, di lottare, perire per Terme! Forse il valore mostrato sul campo potrà indurre Pompeo a magnanimità!

 

  Ia Giovane Patrizia

Combattere! Tremenda parola che evochi sempre sangue e rovine, lutti ed orrore, sacra alla virile follia! Non si è ancora spento il ricordo dei sinistri bagliori dell'incendio d' Himera, tramandatoci dai nostri Avi, che già si divisa esporre Terme ad eguale destino. Non lungi da noi sorgeva Himera, dai templi immensi, dai sontuosi splendidi palazzi, ove gagliarda pulsava la vita. Himera la possente, la temuta e non la piccola e pacifica Terme! Ebbene … ed ora? Ora non sono che mute pietre che erica e sterpi cercano seppellire per sempre, ora son pascoli di pecore e buoi.

 

  IIa Giovane Patrizia

E a noi povere donne indifese, nessuno chiede consiglio. E' già tanto che in questo consesso di uomini ci sia concesso parlare, noi così tanto esposte alla furia romana! Qual destino intendete serbarci: essere preda dei romani prima e piangere poi, piangere in istranie contrade, sommessamente la nostra sventura.

 

  IIIa Giovane Patrizia

Voi uomini potrete cercare la morte pugnando e, orrore ho nel dirlo, essere fortunata ventura trovarla, poiché così non vi sarà dato vedere lo scempio di Terme. Ma la vostra morte sarà cara agli dei, le vostre spoglie saranno sacre ai posteri, le are fumeranno di incensi per voi ed il lauro sempreverde ornerà le lapidi ove a perenne memoria sarà scolpito il ricordo del vostro sacrificio. Tutto questo avverrà perché Terme, ancorché vinta e distrutta non perirà, ma vivrà sempre nei secoli.

 

Popolo di Terme

(Coro)

 

O Sole, o dio fulgente che dall'acqua ci appari,

sul carro di fuoco,

e ti delizi e ti bei carezzar co' tuoi dardi

la Rupe superba di Terme,

i Templi d'Atena e di Giove,

che primi ti appaiono innanti,

e il foro non lato

ma grande cuore di Terme,

la severa Basilica

cui tanta saggezza promana,

e la Curia, de' giusti sicuro ricetto,

salva Terme che tanto ti onora!

E tu, o vergine dea, Atena sapiente,

che terme proteggi, che Terme prediligi,

che in Terme dimori e ove scaturire

facesti le limpide e calde e sulfuree acque

onde ritemprar l'esausto Nemeo,

Eracle possente a te tanto caro,

abbi cara Terme che tanto ti onora!

E tu Eracle istesso che care

hai le selve, le rupi, i lavacri,

le facili prede copiose,

l'eletta proteggi dimora di dei,

Terme sempiterna!

O nume possente dal glauco mare signore,

o padre Nettuno che caro ed amico

il mare di Terme ci rendi, ed opime

e carche le reti, proteggi

chi in mare t'onora e t'invoca,

dai nemici venuti dal mare!

E tu, o pallida dea della notte

che ammanti d'un velo si mesto

Terme operosa, proteggi noi tutti!

O dei sempiterni mercè!

 

  Stenio

Popolo di Terme! Il tuo dramma, il nostro dramma m'angoscia e m'opprime ancor prima del suo compimento. Le accorate parole mi hanno scosso, ed un fremito percorre le mie membra! No! Tu così nobile e fiero non sarai esposto alla furia romana! Io, io solo, io, Stenio, inerme, armato della sola parola affronterò Pompeo quando sarà sotto le sacre mura di Terme e guardandolo fiso negli occhi, supplice fiero dirò:  "Non è giusto, o Pompeo, che pei rei soffrano degli innocenti. Io solo ho persuaso i cittadini di Terme a secondare la parte di Mario, obbligando gli amici coi consigli, i nemici con la forza!"  (Da Plutarco)

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Così avvenne e così Terme fu salva

(Gullo Elvira Ciulla)