ACQUEDOTTO CORNELIO

L'acquedotto di Cornelio, la cui costruzione risale probabilmente al I° secolo a.C., fu distrutto nel 1338 dagli angioini per costringere gli assediati alla resa, rappresenta la più grandiosa costruzione romana del genere, che abbia avuto la Sicilia, e un esempio quasi unico della conoscenza che i Romani avevano sulle norme per la condotta forzata dell'acqua e della teoria dei vasi comunicanti.

L'acquedotto di Cornelio aveva le sue origini alle falde del monte San Calogero dove tuttora ci sono le sorgenti di brucato.

Esso, lungo circa otto chilometri, percorrendo burroni, valli e colline, giungeva, con arcate ad uno e a doppio ordine, al centro abitato fino a Termini alta.

Il nome Acquedotto di Cornelio si deduce da un'iscrizione posta su un castelletto di compressione "Acqua Corneliae Ductus".

Non si sa se si riferisce a Cornelio Leutulo, senatore romano venuto in Sicilia a presiedere i lavori di tale costruzione o al nobile Termitano Cornelio Agatino di cui ci parla Cicerone.

L'acqua scorreva in canali di terracotta e in tubazioni di piombo.

Nel museo civico di Termini Imerese e in quello nazionale di Palermo sono conservati alcuni spezzoni di tubazioni di piombo provenienti dall'acquedotto Cornelio.

Un esemplare di spezzone di diametro m. 0,39 era conservato nel palazzo dell'odierno municipio. Esso venne inviato nel 1860, alle truppe garibaldine, onde fosse utilizzato per farne palle per cannoni, nella lotta per l'indipendenza.

Nella bella lettera di accompagnamento datata 22 maggio 1860 era scritto tra l'altro: "Il comitato le ha rimesso a nome del popopo di Termini il più bel monumento che possedeva dell'antichità romana, un avanzo dell'acquedotto di Cornelio del peso di q. 2,10 di netto"

 

ANFITEATRO

Grazie allo studio dell'archeologo Termitano Baldassare Romano possiamo sapere che il nostro Anfiteatro romano costruito nel piano Barlaci, oggi San giovanni, era il minore dei tre soli Anfiteatri romani Siciliani (Siracusa, Catania, Termini.)

Era di forma ellittica sia nell'interno che nell'esterno, con un diametro massimo di mt. 87 e minimo di mt. 58 (l'arena = mt. 51 x mt. 27); conteneva un primo ed un secondo ordine d'elevazione, superava i 20 mt. d'altezza compreso l'attico; aveva 14 ordini di gradini, i quali verso l'arena finivano con un ricco podio per sedersi i Consoli, i Dunviri, i Decurioni.

Era circondato  da un podio sostenuto da 36 colonne o piloni e poteva contenere più di 4.000 spettatori.

I reperti di questo anfiteatro sono copiosi e significativi, si possono ammiare fuori il recinto della Villa Palmeri, nel piano Barlaci, oggi San Giovanni, accanto a qualche casa e dentro il giardino del Monastero di S. Chiara ed in qalche strada ad esso adiacente.

 

PONTE S. LEONARDO

 Questo Ponte colossale ad una sola arcata, sul fiume S. Leonardo, fu costruito nel 1625 da Agatino Daidone, regio architetto. Esso poggia da un fianco sulla rupe di patara (oggi S. Marina) e dall'altro lato sopra gli avanzi solidissimi di un antico ponte d'epoca romana.

Una iscrizione latina collocata sul lato sinistro  del ponte ci fa sapere che è stato costruito per la sesta volta "a perpetua sicurtà dei viandanti". Ed allo stesso concetto accenna la figura del "dormiente" posta alla sommità dell'opera monumentale, con l'epigrafe  "secura quiete

 

IL FORO

Nella zona del Belvedere si pensa si trovasse anche il Foro della città dove tante volte si riunì il Senato di Termini e dove ebbero a parlare illustri personaggi della storia di Roma come Cicerone, Caio Mario, Pompeo, Caio Marcello e Lucio Sifenna.

Qui nel foro moltissime volte il nostro grande concittadino Stenio parlò al Popolo termitano esortandolo e guidandolo a superare le innumerevoli traversie di quell'epoca.

Nel Foro si svolse l'azione storico-drammatica in cui Stenio comunica al popolo l'imminente invasione della Sicilia da parte di Pompeo nell'anno '82 a.C.

 

CURIA E BASILICA ROMANA

Qui, nella Villa Palmeri, si possono ammirare gli avanzi della Basilica e della Curia Termitana, interessanti monumenti dell'epoca romana.

Essi erano edifici pubblici per uso civile e religioso e servivano ordinariamente ad amministrare la giustizia ed a trattare pubblici negozi.

Tali edifici solevano fabbricarsi a breve distanza degli Anfiteatri o del Foro o di qualche altro loco pubblico e quasi sempre rivolti a mezzogiorno.

Della Curia sono visibili la grande sala del tribunale di forma semicircolare altre sale minori addette ai varo uffici.

 

IL CASTELLO

  Uno dei monumenti più affascinanti della nostra città doveva essere il castello. La struttura che vediamo sulla rocca del Belvedere venne costruita nel 1934, per conto del Comune, con lo scopo esclusivamente turistico. Alcune stampe del XVI e XVII secolo ci fanno comprendere come doveva essere inespugnabile la struttura, i cui poderosi bastioni coronati da merci e dalle torri di avvistamento ci permettono di sostenere che non era impresa facile, per il nemico, avvicinarsi alla rocca. Purtroppo di tutto questo non è rimasto nulla.

Per comprendere la causa di tuo ciò occorre analizzare la seconda metà del secolo scorso. In quel periodo la nostra città come del resto tutta l'isola era sotto il dominio dei borboni, ma con la rivoluzione unitaria della "Gancia" del 4 Aprile del 1860, il popolo siciliano si ribellò alle angherie borboniche. Grazie allo sbarco dei mille a Marsala capeggiati dal generale Giuseppe Garibaldi, il potere piemontese cominciò ad essere in pericolo e i termitani costrinsero il nemico a ritirarsi nel castello. Il popolo fronteggiò i borboni con eroismo e dopo una lunga battaglia riuscì a cacciare definitivamente il nemico. Quest'ultimo sì imbarcò sulla fregata Archimede, ancorata nel porto, ma prima di allontanarsi, fece saltare le polveriere distruggendo per sempre il castello.

La storia di questa città ci fa comprendere che tutti i popoli che la dominarono si resero conto della funzione difensiva che la rocca aveva, dalla quale era possibile dominare tutto il golfo da Bagheria fino a Cefalù e inoltre permetteva di comunicare con i castelli di Caccamo, Vicari e Trabia.

Secondo lo storico termitano, Giuseppe Patiri nel suo libro "Termini antica e moderna", la rocca fu la sede di un'acropoli primitiva, successivamente i Fenici la trasformarono in fortezza difensiva. Da allora tutti i popoli che dominarono Termini, dai Romani, agli Arabi, dai Francesi agli Angioini fino a giungere ai borboni, hanno considerato il castello un riferimento urbanistico di estrema importanza. Questa scelta ha senza dubbio condizionato lo sviluppo della città, infatti il centro storico delle "rocchicelle" si è concentrato alle pendici della rocca.

Secondo il Patiri, all'interno del castello era possibile ammirare le volte degli androni, la principale porta d'ingresso, i bastioni, la piccola chiesetta, le numerose case dei soldati e per gli ufficiali, le prigioni sotterranee, i magazzini di provvista, la polveriera. Di queste opere realizzate durante tutte le dominazioni, oggi è sopravissuto qualche bastione dal lato di San Giovanni e qualche malconcio residuo dalla parte del mare, ancora tutt'oggi visibile dalla villa Palmeri.