PERIODO PREISTORICO

Termini Imerese affonda le sue radici nella preistoria. Resti di stanziamenti umani nel territorio hanno fatto ritenere che sin dal periodo paleolitico popolazioni primitive vi abbiano avuto dimora, allettati dalla dolcezza del clima, dalla fertilità del suolo, dall’abbondanza delle acque.

Numerosi reperti di questo periodo sono stati trovati nelle grotte esistenti nelle zone: Rocca del Castello, Pernice, Pileri, Fanio , Cangemi, Castellaccio, in contrada Cortevecchia (grotta del Drago con le fortificazioni delle mura Ciclopiche).

Disegni in graffiti alle pareti delle grotte, resti di oggetti in osso, agata, quarzo, selce, di armi rudimentali sono la prova della presenza degli uomini primitivi nel nostro territorio.

Il ricco materiale preistorico delle grotte si trova oggi depositato nel museo nazionale di Palermo e buona parte nel nostro Museo Civico.

E’ bello meditare su questa prima alba dell’uomo, abbastanza oscura, nella quale questo rozzo individuo della specie umana si getta nelle prime lotte e, contrastando corpo a corpo con migliaia di bestie feroci, toglie loro i possedimenti terrestri e mostra la superiorità del proprio essere , se non della propria forza.

Né in queste prime lotte tremende, l’uomo, con le sole proprie unghie, poteva stare a petto alle belve, né le sue forze, anche collettive, sarebbero bastate a tenerle in rispetto, ma, come sappiamo, egli è creatura prediletta da Dio e  la sua natura, sin dai primordi della sua vita, fedele sommessa a lui si piega , apre i suoi arcani misteri e svela le sue occulte verità, che restano pur sempre sconosciute alle belve feroci della foresta.

L’uomo sin dal principio esplica e mette a profitto le sue facoltà mentali, per quanto allora scarse. Trovò che la selce aveva una grande missione da compiere in quella prima età; e ben presto, quella materia, sotto gli sforzi della sua mano operosa, prende forme diverse e si converte in utilissime armi da punta e da taglio. Di questa sua prima risorsa egli va fiero e se ne avvale quotidianamente nelle aspre lotte per la sopravvivenza. Anche le ossa appuntite servirono all’uomo primitivo per migliori espedienti di difesa, surrogando il nodoso bastone con cui si difendeva all’inizio.

Grazie all’ opera instancabile di studiosi termitani in materia archeologica, oggi, da quelle officine litiche da loro esplorate, abbiamo un numero considerevole di armi di pietra, selci appuntite, avanzi di terracotta e oggetti d’uso primitivo esumati dagli scavi. Quindi nessun dubbio sull’ esistenza di una popolazione d’età litica, forte ed operosa, per quanto naturalmente rude e selvaggia, la quale prese stanza, vicino al mare, ai piedi dell’ alta rupe, detta oggi del Castello, che sta a guardia delle vicine sorgenti di acqua calda, quasi fatta apposta a difesa delle provviste e delle persone.

Molteplici erano i ripari naturali, gli antri e le grotte nelle vicinanze del territorio; abbondanti le sorgenti di acque dolci nelle contrade vicine; i terreni pieni di rupi e colli popolati di selvaggina; il clima dolce; le terre fertili e la spiaggia ridente.

Tutto concorreva a rendere ben cara, al nostro primitivo, quella vergine contrada, che doveva poi essere sacra a Minerva ed accogliere i semidei nelle splendide future ‘‘Thermae’’ d’Imera.

Ma più di tutto, senza dubbio, il mistero di quelle acque calde, fumanti, che scaturivano dagli antri segreti della vicina rupe, attirò a sé, naturalmente, l’ uomo delle spelonche e gli fece amare e rispettare quel privilegiato lembo di terra, come cosa sacra.

Il nostro concittadino direttore didattico Denaro Pandolfini vede quegl’intonsi individui della specie umana uscire dalle spelonche termitane e soffermarsi dinanzi al fenomeno incomprensibile di quelle acque fumanti. Quella paura,  però,  si converte ben presto in ammirazione e rispetto, perché il corpo e le forze fisiche traggono ristoro dal valore di quelle acque; e da lì a poco il culto della misteriosa fonte imprime a quelle rozze tribù il primo moto ascendente nel cammino di una civiltà futura, in quanto l’uomo fu dotato dal Creatore del bene dell’intelletto e della naturale attitudine a migliorare.

Dal sito della rupe del Castello si diramano e si diffondono attorno nell’agro termitano , le altre colonie di cotesta popolazione primitiva dell’età della pietra.

L’abbondante materiale di oggetti di arte minuscola rinvenuti nella grotta del Castello e nelle altre grotte, non ebbero a soffrire rimaneggiamenti di sosta nell’età storiche grazie alla sovrapposizione di larghi depositi alluvionali e di massi calcarei  caduti dalle rupi sovrastanti.

Tali oggetti ci fanno capire la vita e il rozzo costume di quei tempi molto remoti e che il nostro uomo cavernicolo peccava pure di vanità e di superstizione come dimostrano i rozzi monili e le piccole corna emblematiche.