TERMINI IMERESE

        DUOMO

 

 

Non è dato sapere quale fosse il Duomo della Chiesa di Termini Imerese nel primo millennio dell’era cristiana, pur sapendo che la città fu sede vescovile fino all’insediamento dei Saraceni in Sicilia.

Il primo vescovo ad essere menzionato è Elpidio che partecipò nel 457 al Concilio di Calcedonia; mentre l’ultimo è Sergio nel 886. Il Pirri enumera altri vescovi "della Chiesa Termense della provincia sicola". (attualmente è Vescovo Titolare Mons. Antonio Travia nominato da Paolo VI nel 1968)

Cacciati i Saraceni dai Normanni, Federico II nel ripristinare, investito dal Papa, l’amministrazione Religiosa aggrega la Chiesa di Termini a Palermo, mentre il sacerdote deputato a reggerla, benché non più vescovo, eleggeva i cappellani e portava le insegne vescovili. Così fino all’inizio del 1400. Poi con il sacerdote Enrico De Scalfani (1407) inizia la serie degli Arcipreti. Con l’insediamento dei Normanni fino alla metà del 1400 il Duomo di Termini fu la chiesa di S. Giacomo, consacrata da Papa Innocenzo III, tutore di Federico, mentre si trovava a passare proveniente da Palermo e diretto a Roma per Messina.

Sul finire del 1400 viene edificato un nuovo edificio di culto nella parte alta della città dedicato a S. Maria La Nova con la funzione di Madrice e Parrocchia, sotto il titolo titolo di S. Nicolò, passando dalla Chiesa di S. Giacomo a questa di S. Maria La Nova (sec. XV), anche perché questa si trovava in una posizione più centrale e meno disagiata della prima.

Intanto lo sviluppo commerciale della Città e l'incremento della popolazione resero, però, a poco a poco la chiesa di S. Maria La Nova insufficiente a contenere il numero dei fedeli. L’antico tempio, quindi, fu demolito per costruirvi l‘attuale Duomo.

Il primo documento riguardante la costruzione dell’attuale Duomo risale al 30 gennaio 1604, quando "la Deputazione della nuova fabbrica" si riunì e decise "doversi rifabbricare la Chiesa madre" e fu affidato ad Antonio Spadafora il compito di redigerne il progetto.

Per reperire i fondi per la nuova costruzione ci si avvalse sia dei "cittadini d'ogni ordine che, zelanti della gloria del Signore, depositavano nelle casse della fabbrica, a tenore della loro abbienza, l’obolo della pietà...", sia delle periodiche obbligazioni dei giurati (gli amministratori dell’epoca), sia infine del Viceré che stornò alla costruzione del Duomo la "gabella grande del pane" e quella della neve. Tutti quindi contribuirono per "affrettare il compimento della Chiesa".

Nel 1660, finalmente, "compiti i muri di tutto il circuito, l'assestamento delle colonne e degli archi e i tetti delle tre navate, l'arciprete Giuseppe Colnago e i Deputati deliberarono l'appalto del quadro del primo ordine della facciata, di pietra d'intaglio...". Dopo varie vicissitudini nel 1688 "le fabbriche erano da un pezzo terminate, si volse il pensiero alle opere di perfezionamento e si bandì l’asta per lo stucco dei tre cappelloni della croce". Questo lavoro ebbe termine nel 1695.

Nel 1760 si pensò per il "restauro delle fabbriche e per la riforma del cappellone. M. Pietro Casano da Palermo prima e successivamente il Sac. Ing. Filippo Mola ne redassero il progetto e, dopo aver comprato e abbattuto le case dietro l’abside centrale, realizzarono l’opera in poco tempo. Lo scultore Federico Siragusa, tra il 1788 e 1081, abbellì la cappella del SS. Sacramento con preziosi alto rilievi. Nel 1802 Giuseppe Di Garbo da Castelbuono dipinse le volte, a botte, sia quella centrale che della crociera, mentre nelle pareti del cappellone centrale vi dipinse i dodici apostoli. La consacrazione del nuovo duomo avvenne il 28 ottobre 1922 per mano del Card. Alessandro Lualdi.

Il duomo costruito a croce latina, al suo interno, illuminato da 30 finestre di varie misure, è diviso in tre navate da cinque colonne monolitiche di pietra per parte e da due grandi pilastri su cui poggiano alte arcate, mentre il transetto è sormontato da una bassa e luminosa cupola. Bello, vasto, luminoso é nello stesso tempo invitante al raccoglimento ed alla preghiera. La sua superficie complessiva é di mq. 2.633,99.

La costruzione della facciata, nella forma attuale, é stata ultimata nel 1912, su disegno dell'architetto Ernesto Arnò, con l'assistenza dell'ingegnere Giuseppe Indovina. Le tre porte sono arricchite di maestosi portali e colonne in stile composito. Sul portale centrale é collocato il gruppo marmoreo raffigurante il Beato Agostino Novello con angeli (opera di Filippo Sgarlata - 1925).

In quattro nicchie sono collocate le statue (copie. Gli originali si trovano all’interno della chiesa) di S. Pietro, S. Paolo, S. Giacomo, S. Giovanni Battista, già in S. Maria La Nova (opera di Giuliano Mancino e Bartolomeo Berrettaro - 1509). La torre campanaria comprende l'orologio con due quadranti e relative campane; nella parte bassa la campana maggiore (opera di Giovanni De Bolo, 1577, rifusa nel 1882). Il sagrato é cinto da una inferriata (opera di Chiavetta Vincenzo e dei figli Antonino e Nicola - 1926).

Il sacro edifico raccoglie pregevoli opere di grande interesse cultuale e artistico-culturale che vanno dal 1472 al 1998